Non c’è modo migliore di parlare di cultura se non con le canzoni.
In classe possiamo presentare tanti autori e artisti, ma quelli a cui siamo più legati regaleranno più emozioni ai nostri studenti.
Oggi presento Rino Gaetano, uno dei cantautori più famosi e apprezzati.
Il cielo è sempre più blu può essere un’ottima scelta per una classe di italiano per stranieri di livello A2/B1. Sarebbe meglio non presentarla a una classe di livello base per il lessico e i riferimenti culturali specifici (Sanremo, Porta pia, ecc.)
Come sempre presentiamo la canzone senza testo, per poi consegnare un foglio con il testo da completare.
Per la correzione consiglio di presentare il testo cantato da altri cantanti per abituare gli alunni alla diversità di accenti e di stili di canto presenti in Italia.
La versione di Giusy Ferreri mi sembra un buon compromesso.
Per rendere ancora più vivace la classe perchè non fare un quiz con Kahoot? 😀
Chi vive in baracca, chi suda il salario
chi ama l’amore e i sogni di gloria
chi ruba pensioni, chi ha scarsa memoria
Chi mangia una volta, chi tira al bersaglio
chi vuole l’aumento, chi gioca a Sanremo
chi porta gli occhiali, chi va sotto un treno
Chi ama la zia chi va a Porta Pia
chi trova scontato, chi come ha trovato
na na na na na na na na na
Ma il cielo è sempre più blu uh uh, uh uh,
ma il cielo è sempre più blu uh uh, uh uh, uh uh…
Chi sogna i milioni, chi gioca d’azzardo
chi gioca coi fili chi ha fatto l’indiano
chi fa il contadino, chi spazza i cortili
chi ruba, chi lotta, chi ha fatto la spia
na na na na na na na na na
Ma il cielo è sempre più blu uh uh, uh uh,
ma il cielo è sempre più blu uh uh, uh uh, uh uh…
Chi è assunto alla Zecca, chi ha fatto cilecca
chi ha crisi interiori, chi scava nei cuori
chi legge la mano, chi regna sovrano
chi suda, chi lotta, chi mangia una volta
chi gli manca la casa, chi vive da solo
chi prende assai poco, chi gioca col fuoco
chi vive in Calabria, chi vive d’amore
chi ha fatto la guerra, chi prende i sessanta
chi arriva agli ottanta, chi muore al lavoro
na na na na na na na na na
Ma il cielo è sempre più blu uh uh, uh uh,
ma il cielo è sempre più blu uh uh, uh uh,
ma il cielo è sempre più blu
Chi è assicurato, chi è stato multato
chi possiede ed è avuto, chi va in farmacia
chi è morto di invidia o di gelosia
chi ha torto o ragione,chi è Napoleone
chi grida “al ladro!”, chi ha l’antifurto
chi ha fatto un bel quadro, chi scrive sui muri
chi reagisce d’istinto, chi ha perso, chi ha vinto
chi mangia una volta,chi vuole l’aumento
chi cambia la barca felice e contento
chi come ha trovato,chi tutto sommato
chi sogna i milioni, chi gioca d’azzardo
chi parte per Beirut e ha in tasca un miliardo
chi è stato multato, chi odia i terroni
chi canta Prévert, chi copia Baglioni
chi fa il contadino, chi ha fatto la spia
chi è morto d’invidia o di gelosia
chi legge la mano, chi vende amuleti
chi scrive poesie, chi tira le reti
chi mangia patate, chi beve un bicchiere
chi solo ogni tanto, chi tutte le sere
na na na na na na na na na
Ma il cielo è sempre più blu uh uh, uh uh,
ma il cielo è sempre più blu uh uh, uh uh, uh uh…
Le cose cambiano velocemente, quando meno te lo aspetti.
Ero tranquillamente in Spagna, a fare il mio lavoro da insegnante, quando una mail mi ha sconvolto i programmi.
“Gentile Mara,
La informiamo che è stata selezionata per un tirocino di 5 mesi al Parlamento Europeo di Bruxelles”.
Due mesi prima avevo fatto domanda per un tirocinio, le solite cose che si chiedono senza avere troppa speranza di ricevere una risposta. E invece quella risposta è arrivata.
Sono stata selezionata per fare da assistente nel dipartimento di ricerca per la cultura e l’educazione del Parlamento. In pratica, mi occupo di redigere degli studi o di commentare ricerche esterne che possano aiutare il lavoro legislativo dei parlamentari.
Non lavoro direttamente per un onorevole, ma sono al servizio dell’Unione Europea (come se fossi una supereroina).
Per capire meglio il mio lavoro, potete ascoltare questa intervista per la Provincia di Almería (in spagnolo):
Ho avuto anche la fortuna di viaggiare in missione a Strasburgo per due giorni, proprio durante le elezioni del Presidente del Parlamento Europeo. Che emozione!
Nata per l’esame di didattica dell’italiano L2, questa tesina è uno dei lavori di linguistica di cui vado più fiera.
Lo studio delle interazioni tra alunni e insegnanti è fondamentale per sviluppare la consapevolezza delle dinamiche dell’apprendimento. In poche parole, per essere bravi professori bisogna guardare prima quello che hanno fatto gli altri e analizzarlo secondo le nostre conoscenze e le nostre esperienze.
In particolare, nell’interazione analizzata viene presentato uno dei dibattiti più accesi tra insegnanti di lingue. Si può parlare nella lingua stranieri se gli alunni non capiscono? Se sì, in che modo e per quanto tempo?
Un altro aspetto è la correzione degli errori. Si correggono subito? Sovrapponendosi o aspettando che l’interazione sia finita?
É comunque fondamentale ricordare che
la nostra forza sta nel ‘rinegoziare’ le competenze che abbiamo nei diversi contesti didattici [cioè, nel] ‘valutare’ coscientemente quello che so e quello che non so e vedere come proporre al meglio ai miei studenti quello che ‘sono’ prima ancora di ciò che so, lasciare che loro come persone prima ancora che come studenti si esprimano. Da lì si comincia a creare un clima in classe; poi si può passare a ragionare sui contenuti (Zorzi, 1999 in Pugliese, 2008, p.29).
Credo molto nella serendipità, la capacità di cogliere al volo le opportunità casuali che ci arrivano.
Per la mia tesi della laurea triennale tutto si è svolto quasi per caso, mentre mi trovavo in Erasmus ad Almería, in Spagna.
Mi sarebbe piaciuto investigare più a fondo la relazione tra censura franchista e letteratura.
Come si comportano gli scrittori quando non hanno libertà di pensiero? E quanto ne soffre la letteratura?
Una delle prime edizioni del romanzo di Juan Goytisolo
Da queste considerazioni nasce “Tierra desnuda y verdadera”. La provincia di Almería raccontata da Juan Goytisolo, una piccola ricerca sul romanzo del 1960 Campos de Níjar scritto da Juan Goytisolo, autore fortemente provato dalla censura franchista.
Questa ricerca mi ha insegnato molto, soprattutto dal punto di vista personale.
Per lavorare bene basta essere motivati. Bisogna lasciare da parte la negatività e concentrarsi su obiettivi precisi.
Mi ha insegnato a fare ricerca, a non avere paura delle correzioni, ma soprattutto mi ha insegnato ad amare una provincia nella sua semplicità e a cercare nelle piccole cose -il sole che splende al mattino, il rumore del vento tra gli alberi, il sorriso di un anziano- ciò che rende davvero appassionante la vita.
Prima di parlare della tesi in sè, vorrei presentare il contesto che mi ha portato a spendere sei mesi di ricerca su un tema quasi sconosciuto, quello dei diritti linguistici e delle minoranze linguistiche.
Ero in Erasmus a Leuven (tanto per cambiare) e lì frequentavo un corso molto interessante, Linguistic aspects of ethno-cultural diversity. In questo corso si analizzavano diversi scenari linguistici, soprattutto quelli del cambiamento di una lingua madre in un contesto di lingua straniera. Il tipico esempio è quello della lingua degli immigrati stranieri, che sono “costretti” per motivi di integrazione a imparare la lingua del luogo che li ospita. Questo porta a un progressivo impoverimento della lingua madre, che cambia e si modella secondo i suoi parlanti. Ci sono poi le lingue morte che vengono rivitalizzate, come l’ebraico, lingue minoritarie che diventano maggioritarie, come il catalano, o lingue maggioritarie che diventano minoritarie, come l’italiano nelle zone di confine al nord della penisola.
Tornata in Italia pensavo: in Italia abbiamo un patrimonio linguistico ricchissimo, ma come si comporta il governo nei confronti di tutte le lingue presenti sul nostro territorio? Seguiamo delle regole? Le risposte a queste domande sono, ovviamente, che l’Italia sembra essersi dimenticata di tutto il suo patrimonio. Declassare le innumerevoli lingue a dialetti e scegliere arbitrariamente alcuni “dialetti” come lingue ufficiali non giova alla diversità linguistica.
E poi: come possiamo scegliere una lingua e non un’altra? Ci sono delle leggi internazionali che regolano le politiche linguistiche? Sì.
Ritornando alla tesi, le idee di base nella mia ricerca erano buone e sufficienti per scrivere almeno cento pagine, ma chi avrebbe mai accettato di seguire una tesi che non è nè di linguistica, nè di giurisprudenza nè di politica?
Individuata (a fatica) la professoressa relatrice, ecco un nuovo ostacolo: come giustificare tale scelta in una laurea magistrale di italiano per stranieri? Classificandola come tesi di didattica dell’italiano e inserendo un capitolo sull’Italia, ovviamente!
Non è stato facile scrivere, cercare dati, esprimersi nel modo corretto per evitare ambiguità, addentrarsi in ambiti sconosciuti come quelli della progettazione europea.
Non è un lavoro perfetto e si potrebbero modificare e migliorare molti aspetti della tesi, ma andare fuori dagli schemi e pensare diversamente dal resto ne è valsa la pena.
Sveglia presto, biglietti in tasca e via, si parte per Anversa!
Cosa è successo l’8 ottobre ad Anversa?
L’ingresso dell’ Università di Anversa. Avevate mai visto un gallo che depone le uova?
Una stupenda giornata organizzata da Alma Edizioni per gli insegnanti di italiano per stranieri in Benelux. Il ritrovo alle ore 9 non ha scoraggiato più di cento persone presenti per ascoltare le conferenze dei vari relatori, riunite dal titolo “Idee concrete per la classe di italiano a studenti adulti”.
Uno dei cortili interni dell’Università di Anversa. Non male, vero?
Si inizia subito con la prima relazione di Marco Dominici e con un simpatico video che riassume un po’ tutto quello che può essere considerato “cultura”: film, televisione, arte, interventi radiofonici, canzoni.
Cultura in classe: come parlare dell’Italia agli stranieri? di Marco Dominici
Effettivamente è un punto sempre controverso: come parlare agli studenti della cultura italiana, ma soprattutto cosa considerare cultura?
Secondo la prospettiva pragmatico culturale di Bruner, apprendere una lingua vuol dire anche apprendere i modelli culturali veicolati da quella lingua.
Può sembrare scontato, ma pensiamo un attimo ai modelli culturali. Vuol dire sempre e solo assistere passivamente a quello che viene proposto o interiorizzarlo? E come? Per capire meglio il discorso, Marco ha presentato un gioco, “completa la frase”: cosa ci viene in mente quando qualcuno dice “Nel mezzo del cammin di nostra vita…” “…mi ritrovai in una selva oscura”. Apprendere nuovi modelli culturali vuol dire anche questo: raggiungere una buona padronanza culturale insieme alla padronanza linguistica.
Perché è così importante assimilare i modelli culturali e non solo una lingua?
Apprendere una lingua vuol dire imparare a vedere la realtà secondo i modelli del popolo straniero.
Cosa comporta questo? Lo sviluppo di competenze e abilità interculturali che possono essere misurate, un po’ come la padronanza linguistica, in livelli del Quadro Comune Europeo di Riferimento per la conoscenza delle lingue.
Dopo questo primo interessante intervento è sceso in campo Giorgio Massei che ha introdotto alcune delle differenze per cui, a volte, un corso di italiano per stranieri adulti può essere molto più impegnativo di un corso per bambini o adolescenti.
Gli adulti sono abituati a risolvere problemi, chiedono contenuti rilevanti e, soprattutto, rinunciano a qualcosa per fare il corso. Non studiano italiano solo per una missione linguistica, ma anche perché sono affascinati dall’Italia.
E per gli adulti, e in generale tutti gli studenti, qual è la competenza più difficile da acquisire nell’apprendimento di una lingua? Il poter parlare.
Non si parla parlare, si parla per agire, per fare, per ottenere qualcosa. -Paolo Balboni
Proprio perché si parla per agire, Giorgio ha dato cinque consigli per avere come risultato un’efficace produzione orale.
Attingere alle pre conoscenze degli studenti
La creatività dà più frutti se contestualizzata e guidata
Il disegno può aiutare nella comprensione di una storia
Il gap comunicativo/informativo stimola la produzione orale
Gli input sorprendenti servono anche per la produzione orale
Sfidare lo studente è sempre efficace.
Dopo Giorgio, è ritornato Marco per spiegare come poter utilizzare efficacemente il video come strumento didattico.
I video sono importanti: mostrano chiaramente gli elementi extra linguistici, come il linguaggio non verbale, le convenzioni sociali e gli usi e costumi di un Paese. Può essere facilmente il centro di una lezione e non solo un riempitivo.
Come? In tantissimi modi!
presentando l’immagine senza audio e ricostruendo dopo il dialogo
facendo ascoltare solo l’audio e mimando le possibili azioni
facendolo vedere con o senza sottotitoli
mostrando solo una parte del video e chiedendo di immaginare la parte mancante
modificando i dialoghi
individuando le battute
giocando a squadre: A vede una parte, B una seconda parte, A e B cercano di capire l’intera storia.
Marco ha inoltre consigliato di utilizzare il video come compito a casa, in modo che l’alunno possa prendersi tutto il tempo necessario per la comprensione.
Tutti questi interessanti interventi sono stati intervallati da “comunicazioni di servizio” di Giacomo Pierini relativi ala storia di Alma Edizioni e al funzionamento della casa editrice: non ci sono solo i contenuti da preparare, ma anche i libri da distribuire!
Giacomo si è preso l’onore di comunicare questa splendida notizia: Espresso per i livelli B2 e C1 in arrivo!
Ebbene sì, stanno arrivando! Tutti i professori sanno quanto sia difficile trovare materiali validi per i livelli avanzati di italiano per stranieri… ed eccoci accontentati! Il Nuovo Espresso per i livelli B2 e C1 sono quasi pronti e verranno distribuiti a partire da marzo/aprile 2017.
Considerazioni finali: molto spesso gli eventi di questo tipo -giornate di formazione per insegnanti- se gratuiti sono semplicemente una vetrina per sponsorizzare i prodotti della casa editrice. Con Alma non è successo questo: gli insegnanti hanno ricevuto informazioni e spunti interessanti per le loro lezioni, senza essere obbligati a comprare nulla. Ogni insegnante, infatti, ha ricevuto in omaggio una copia dei libri di Alma e ha avuto la possibilità di parlare con Intertaal, società distributrice dei libri Alma in Belgio. Ma, attenzione, non era possibile comprare nulla! A giornata conclusa ero soddisfatta. Ho avuto il piacere di usare i libri per studenti principianti e intermedi di Alma, e già con questo utilizzo mi sono resa conto che la casa editrice lavora per contenuti di qualità a un prezzo giusto. Perché, diciamocelo, essere insegnanti di italiano per stranieri vuol dire essere talmente innamorati della lingua e cultura italiana da aver trovato un modo per parlarne sempre senza essere giudicati. E Alma edizioni, a mio parere, incarna perfettamente questo spirito. Non so molto di marketing e pubblicità, ma mi sembra il tipico caso in cui il passaparola funziona perché i prodotti sono di qualità e lo sforzo della casa editrice sembra essere quello di dimostrare tramite i libri un amore incondizionato verso questo bellissimo e maltrattato Paese.
E noi insegnanti di italiano abbiamo sempre una scusa per portare le nostre storie personali al lavoro (e va beh, anche il lavoro a casa…)
Non sono una grande fan della capitale catalana, ma motivi di lavoro mi hanno portata in questa città. Essendo sola ho passato varie giornate a gironzolare per la città: non è questo il miglior modo di scoprire una città?
Ogni professore di italiano per stranieri si sarà trovato, prima o poi, a dover rispondere a questa domanda:
Ma quando uso “ci” e quando uso “ne”?
Sicuramente avrete iniziato a sudare freddo. Essendo madrelingua, il meccanismo per capire dove e quando mettere i due pronomi è automatico.
Ma come spiegarlo a chi sta studiando l’italiano e non ha queste particelle nella sua lingua?
Prima di tutto, calma e sangue freddo.
Usi del CI ed esempi
Il “Ci” è la particella forse più semplice da spiegare, fino a quando non si arriva alla particella pronominale 😛
Gli studenti apprezzano la chiarezza: presentate uno schema (come quello qui sopra) con pochi esempi, ben chiari, e preparate schede con frasi da completare. Se non avete tempo, una facile e ben preparata è quella della Loescher, che trovate qui.
Non ne parlo spesso, ma una delle persone a cui tengo di più al mondo è mio fratello. Attraversare l’adolescenza non è stato facile, nè per lui nè per noi che lo abbiamo accompagnato. Nell’ultimo anno è rinato, consapevole dei pilastri che lo sorreggono in ogni momento. In questo luglio ha dimostrato al mondo ciò di cui era capace, mettendo in mostra le sue qualità e i suoi talenti, senza paura dei pregiudizi. Questa citazione di Alan Turing è dedicata a lui, che ha davanti a sè tutta una vita da costruire. Crescendo ci si rende conto che gli ostacoli più grandi non vengono da fuori, ma da dentro di noi.
Sono le persone da cui nessuno si immagina niente coloro che fanno ciò che nessuno potrebbe mai immaginare.