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  • Jonathan Franzen, Libertà

    Jonathan Franzen, Libertà

     

    Nella lettura come nella vita bisogna seguire una filosofia:

    Un tempo per ogni cosa e ogni cosa a suo tempo.

    Questo libro mi era stato regalato cinque anni fa, in occasione della mia prima esperienza all’estero. L’ho dimenticato nel posto sbagliato, e non l’ho più ritrovato. Ma era rimasto nei miei pensieri, e alla prima occasione l’ho ricomprato.

    Avevo paura di sedermi a leggere questo mattone da 600 pagine, ma complici un ponte del 2 giugno e il sole l’ho letto in 3 -sí, tre- giorni.

    Nella sinossi si legge:

    «Libertà, come il precedente Le correzioni, è un capolavoro del romanzo americano. Non si limita a raccontarci una storia avvincente: la profonda intelligenza morale del suo autore inonda di luce nuova il mondo che crediamo di conoscere». The New York Times Book Review

    Abbastanza per lasciarlo perdere, no?

    «Se Libertà non è il Grande Romanzo Americano, onestamente non so cosa possa esserlo. La ragione per celebrarlo non è che fa qualcosa di nuovo, ma che fa qualcosa di antico, qualcosa che si credeva morto, e lo fa alla grande». The Telegraph

    Cos’è quel “qualcosa di antico” a cui si richiama il Telegraph?

     

    franzen - libertà

     

    La storia di per sé non è originale -si raccontano le vicissitudini di una famiglia, a volte dimenticando qualche membro. La conclusione rimane forse un po’ affrettata viste le 600 pagine del tomo. Ma quel titolo breve e l’immagine di copertina rimangono in testa e fanno da filo conduttore.

    Fino a che punto ci spingiamo per assaporare la libertà? Sappiamo davvero cosa voglia dire essere liberi?