Categoria: Viaggi

  • Sant’Apollinare Nuovo – Lo splendore del mosaico tra culto ariano e cattolico

    Sant’Apollinare Nuovo – Lo splendore del mosaico tra culto ariano e cattolico

    L’antica basilica palatina dell’imperatore Teodorico è una delle chiese più affascinanti di Ravenna, sia per la sua storia che per i misteri che si celano dietro alle sue mura.

    Prima di tutto la sua natura non è ancora chiara: fino a qualche anno fa si pensava che fosse la chiesa “privata” di Teodorico e della sua corte, data la vicinanza con l’enigmatico palazzo.
    La basilica, infatti, fu costruita nel V secolo da Teodorico e decorata secondo i canoni ariani. A questo periodo risalgono le decorazioni musive della chiesa, che hanno subito modifiche nel corso dellariconversione al culto cattolico nel VII secolo. Ci sono alcuni elementi bizzarri che lo ricordano: vedete le mani che sporgono sulle colonne della rappresentazione del palazzo di Teodorico? Ecco, parliamo di quello! Nella riconversione al culto cattolico molti elementi ariani -come i riferimenti alla corte dell’imperatore- vennero tolti o “corretti”.
    Le processioni rappresentate ai due lati della navata principale erano inizialmente le processioni dei cortigiani di Teodorico, trasformati poi in martiri e vergini con l’inserimento dei nomi e delle corone auree sulla testa dei pellegrini.

    La chiesa venne poi dedicata a Sant’Apollinare per la presenza delle reliquie del primo vescovo Ravenna, trasportate nel IX secolo da Sant’Apollinare in Classe.

    Ciò che richiamerà di certo la vostra attenzione è la presenza di vari stili decorativi: il mosaico originale del V secolo si trova accanto al soffitto a cassettoni di inizio ‘600 e alle decorazioni barocche un tempo coperte e di recente ritornate visibili.

    La basilica è però importante per le testimonianze musive che sono giunte quasi intatte fino a noi.
    Sopra le colonne, su tre livelli, si estende il più lungo ciclo musivo dell’antichità che si apre con la celebre rappresentazione del porto di Classe e della parte opposta del palazzo di Teodorico.
    Segono poi le processioni dei martiri e delle vergini che, come abbiamo detto, originariamente rappresentavano la corte di Teodorico. Le processioni culminano verso l’abside con Cristo sul trono da una parte e i Re Magi che portano i doni al bambino Gesù e Maria dall’altra.

    Nella fascia superiore ritroviamo delle rappresentazioni di santi e profeti, mentre in quella più alta si intravedono scene della vita di Cristo, alcune delle meglio conservate al mondo. Non sono facili da distinguere e da contestualizzare vista l’altezza a cui si trovano (l’ideale per poterle apprezzare al meglio è di certo avere con sè un binocolo o uno zoom) ma sono splendide ed arricchiscono la decorazione con numerosi dettagli.

    Sant’Apollinare Nuovo è una chiesa che più di altre racconta il trascorrere del tempo, l’avvicendarsi delle popolazioni, dei culti, degli stili, in un continuo processo di fusione ed arricchimento.

    Quest’articolo è stato pubblicato su ravennacityguide.it il 5 aprile 2016.

  • Il porto di Classe: le vestigia dello splendore romano

    Il porto di Classe: le vestigia dello splendore romano

    L’Antico Porto di Classe è un tuffo indietro nella storia, quella antica e vera, quella che non riguarda solo gli imperatori ma la gente comune, la vita di ogni giorno.
    Camminando in questo sito archeologico immaginiamo le imbarcazioni in legno che un tempo solcavano i mari, lo sciabordìo dell’acqua che si increspa e sbatte contro la banchina, uomini dalla forza ciclopica spostano sacchi di granaglie, altri caricano calessi di merci arrivate da chissà dove.

    A pochi chilometri dal centro città sorge il sito archeologico dell’antico porto di Classe, costruito nel I secolo a. C. e riportato alla luce solo nel 2015.
    Non era un porto qualunque: era il porto della flotta romana che difendeva l’Adriatico. Nel corso dei secoli e con la caduta dell’impero romano d’occidente, il porto divenne semplicemente commerciale, rimpicciolito rispetto all’imponente porto augusteo, ma in cui fiorivano le tipiche attività dei pescatori e degli operai addetti alle navi. Risale proprio al V-VI secolo la celebre rappresentazione musiva del porto che troviamo all’interno della basilica di Sant’Apollinare Nuovo.
    A partire dal VI secolo, il porto e la città vennero ripetutamente attaccate e saccheggiate dai Longobardi sino a giungere al suo definitivo abbandono dopo un terremoto alla fine dell’VIII secolo.

    In epoca moderna, il porto di Classe è legato alla sua storia misteriosa e connessa ai ritrovamenti fortuiti, spesso durante i lavori dei contadini della zona. Alla fine dell’800 vennero ritrovati i primi resti della basilica Petriana, mentre negli anni ‘60 e ‘70 del ‘900 si ritrovarono necropoli, mura, domus romane e anche la “testa di Tyche”, esposta al Museo Nazionale di Ravenna. Tra il 1975 e il 1977 venne ritrovata una fornace di ceramica, individuata grazie ai numerosi resti di anfore rinvenuti. Proprio durante questa campagna di scavi venne ritrovata per la prima volta l’area del porto.

    Il progetto attuato per poter rendere visitabile il sito archeologico vi guiderà in questo viaggio nel tempo: delle lastre trasparenti si sovrappongono ai resti archeologici creando una sorta di realtà virtuale ed aiutandovi a immaginare più dettagliatamente come il porto si sviluppava, un ponticello vi condurrà da banchina a banchina, eal crepuscolo un’illuminazione suggestiva renderà il tutto ancora più magico.

    Questo articolo è stato pubblicato su ravennacityguide.it l’1 aprile 2016.

  • La magia della semplicità: il battistero degli ariani

    La magia della semplicità: il battistero degli ariani

    C’è solo un posto dove poter iniziare a visitare Ravenna, ed è il Battistero degli Ariani.

    Nascosto in una piazzetta, il battistero ricorda altri monumenti di Ravenna all’esterno. La facciata di mattoni ricorda uno scrigno, all’apparenza semplice sia fuori che dentro. Ma la sorpresa arriva proprio scendendo gli scalini e alzando gli occhi: il tesoro del Battistero degli Ariani rimane sopra di noi, imponente e brillante.  

    Si pensa che il battistero sia stato voluto da Teodorico nel V secolo come battistero per la cattedrale ariana al lato, oggi chiesa protestante chiamata basilica dello Spirito Santo.

    La storia del battistero è molto articolata: dopo la sua costruzione e decorazione con ricchi stucchi e mosaici, il battistero subisce molti cambiamenti anche a livello di destinazione religiosa: dal VI al IX secolo viene dedicato alla Vergine Maria e al culto ortodosso, nell’XI secolo ritorna al cattolicesimo e viene tutelato dai monaci benedettini. A partire dal XVII secolo subisce variazioni strutturali, con l’eliminazione di numerosi elementi architettonici e il rialzamento del suolo. Nel 1914 diventa di proprietà dello Stato Italiano, che cerca di riportare il piccolo battistero al suo stato originale. Nel 1996 il battistero entra a far parte della lista dell’UNESCO per i monumenti patrimonio dell’umanità.

    Diversi elementi rendono il battistero così speciale. Prima di tutto la sua collocazione: è una piccola costruzione semi-interrata, nascosta tra edifici moderni. È poi una delle poche testimonianze rimaste integre dell’eresia ariana a Ravenna. [Gli ariani credevano che Gesù fosse diventato Cristo e figlio di Dio solo dopo il battesimo], e proprio per questo motivo la rappresentazione nella cupula del battistero è così particolare e misteriosa.

    Al centro del medaglione si osservano un Gesù imberbe –mentre sappiamo che il battesimo sarebbe stato celebrato intorno ai 30 anni- e con gli attributi sessuali in vista. Giovanni battista non è rappresentato con la sacralità con cui siamo soliti osservarlo in altre rappresentazioni, così come non è presente il richiamo alla divinità. L’anziano alla sinistra è la personificazione del fiume Giordano –come si può intuire dalle chele di granchio sulla testa e dalla canna palustre che porta nelle mani. La colomba della pace è realmente l’unico riferimento alla discesa dello Spirito Santo e al divino in questa particolare rappresentazione.

    Il trono vuoto, al culmine del corteo degli apostoli capeggiati da Pietro e Paolo, è un altro esempio dell’assenza divina. La trinità è rappresentata attraverso una preziosa croce gemmata, appoggiata sul seggio che verrà occupato il giorno dell’Apocalisse. Tutti gli apostoli raffigurati –che non possiamo però riconoscere con certezza- sono vestiti da una tunica bianca e divisi da palme, simboli del sacrificio per la testimonianza cristiana di cui si sono fatti carico.

    Osservando questo mosaico non può non risaltare la presenza di due colori di sfondo principali: il verde e l’oro. Nella simbologia paleocristiana –che ricorre in molti mosaici ravennati- anche i colori sono importanti. L’oro rappresenta il divino, il colore del sole all’alba che illumina la terra, il verde, e che si congiunge armoniosamente creando un incontro unico tra umano e divino attraverso l’utilizzo del giallo. I fiori vicini al trono vuoto di Cristo rimandano alla gioia della vicinanza tra Dio e l’uomo.

    Un battistero, inoltre, non può che rievocare anche nella sua forma quella rinascita dal peccato originale che si ricerca nel battesimo. L’abside più grande del battistero è infatti rivolto a est, il punto cardinale del sorgere del sole. Probabilmente lì in quel punto trovava spazio un piccolo altare –come possiamo notare nell’altro importante battistero di Ravenna, il battistero Neoniano [Neoniano]. Ma qualcosa di ancora più profondo viene richiamato dalla pianta ottagonale del battistero: nella simbologia cristiana l’otto rappresenta la resurrezione di Cristo, prendendo in considerazione sette giorni come la durata della vita terrena e l’ottavo come il giorno della vita eterna.

    Quanto ancora può essere nascosto dietro a un edificio all’apparenza così semplice? Non resta che scoprirlo dal vivo.

    Questo articolo è stato pubblicato su ravennacityguide.it il 20 novembre 2015.

  • Uno sguardo sul passato: il battistero neoniano

    Uno sguardo sul passato: il battistero neoniano

    Qui per prima cosa mi colpì la tenue luce azzurrina diffusa.[…] Ero piuttosto sorpreso perché al posto delle finestre che ricordavo di aver visto nella mia prima visita, vi erano ora quattro grandi mosaici di incredibile bellezza, e che a quanto pareva avevo completamente dimenticati. Mi irritava scoprire che non mi potevo fidare della mia memoria. […] Dopo la mia toccante esperienza nel battistero di Ravenna, so con certezza che un fatto interno può apparire esterno, e viceversa. Le mura stesse del battistero, che i miei occhi fisici necessariamente vedevano erano coperte e trasformate da una visione che era altrettanto reale dell’immutato fonte battesimale.Che cosa era veramente reale in quel momento? 

    C.G. Jung, 1934. Ricordi, sogni e riflessioni. Viaggi. RCS Libri Editore.

    Le parole di Jung ci portano verso un altro enigmatico monumento ravennate. Leggermente diverso dal battistero degli Ariani, ma non per questo meno sorprendente, il battistero Neoniano è una di quelle opere che magari non affascinano a prima vista, ma creano una suggestione inconsueta per i numerosi particolari che si possono scorgere.

    La storia

    Il battistero vede la luce intorno al V secolo dopo Cristo, quando il vescovo Orso inizia la costruzione della cattedrale Ursiana, di cui possiamo vedere alcuni resti nel duomo di Ravenna e nel museo arcivescovile. Insieme alla cattedrale viene eretto il battistero, terminato nel 450. Il successore di Orso, Neone, nel 458 modifica leggermente la struttura del battistero, facendo costruire e adornare a mosaico la cupola che ancora oggi possiamo ammirare.

    Un insieme di colori e di simboli

    Due sono gli elementi che rendono speciale il battistero Neoniano: i colori e la ricchezza di decorazioni. Il blu della cupola è il colore principale e fa da sfondo a numerose scene e cartigli che decorano il perimetro interno del monumento. Al centro, come nel battistero degli Ariani, si trova la scena del battesimo di Gesù. I volti non sono quelli originali, ma frutto di un restauro del XVI secolo. Subito attorno il corteo degli apostoli, ancora una volta guidati da Pietro e Paolo. Nella fascia più vicina alla processione possiamo vedere come il mosaico venga utilizzato per creare una serie di architetture tripartite che creano nicchie: in quattro nicchie sono presenti i Vangeli, mentre in altre quattro vediamo i troni vuoti di Cristo. Al lato delle nicchie si trovano i seggi che i Giusti occuperanno dopo il Giudizio universale. Scendendo con lo sguardo incontriamo la fascia centrale, in cui sono presenti le finestre, a cui sono affiancati degli altarini in stucco. Questi altarini sono in realtà un rifacimento degli originali, distrutti durante un restauro di inizio Novecento perché considerati non originali. Nella fascia più bassa si stagliano le colonne in marmo che sorreggono tutta la decorazione sovrastante, mentre le viti color oro su sfondo azzurro si districano tra le figure umane rappresentate e alcuni passi della Bibbia.

    Una sola occhiata non può bastare per comprendere al meglio ciò che il battistero degli Ortodossi nasconde -o siete pronti ad essere “ingannati” come successo a Jung?

    Questo articolo è stato pubblicato sul sito ravennacitguide.it il 15 novembre 2015.

  • Una Ravenna alternativa per studenti ‘low budget’

    Una Ravenna alternativa per studenti ‘low budget’

    L’articolo che leggerete è stato pubblicato il 25 marzo 2015 sul sito della Fondazione Flaminia ed è il frutto della partecipazione a un corso di scrittura online organizzato da Matteo Cavezzali, giornalista e autore di Icarus. Ascesa e caduta di Raul Gardini. 

    Vivere e studiare in una città piccola come Ravenna può avere i suoi svantaggi, a partire dalla mancanza di un punto di ritrovo dopo la fine delle lezioni universitarie. Ma in una città d’arte così ricca di monumenti famosissimi a livello internazionale non è difficile imbattersi in luoghi un po’ meno famosi per un improvvisato giro turistico alternativo. Per uno studente un po’ a corto di fondi, quali sono le mete da non perdere?

    Arte classica

    Battistero degli Ariani
    Nascosto in una piazzetta a ridosso del Dipartimento dei Beni Culturali, il battistero degli Ariani è uno dei fiori all’occhiello del centro di Ravenna, anche perché è uno dei pochi monumenti Unesco a ingresso gratuito. La cupola decorata a mosaico si rivela ogni volta in modo diverso, regalando ad ogni visita nuovi dettagli. Unica pecca: l’orario ridotto al minimo indispensabile. Costo: gratis

     

    Instagram @lorelai_23

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    RavennAntica
    La Fondazione RavennAntica gestisce diversi siti spesso fuori dalle visite usuali, ma non per questo meno interessanti. La cripta Rasponi e i giardini pensili sono nascosti nel palazzo della Provincia. Aperto al pubblico dopo le giornate di primavera del FAI del 2008, il Palazzo della Provincia è da quel momento diventato una meta da non perdere per turisti e non solo. Il giardino all’italiana, visibile anche da Piazza Caduti, simmetrico e ordinato, prepara il visitatore allo spettacolo di un vero e proprio giardino romantico, ricco di rampicanti e di alberi che nascondono busti e altre piccole opere d’arte. Il terrazzino si affaccia sulla basilica di San Francesco, regalando una visuale inaspettata della zona dantesca. Da non perdere anche la cripta Rasponi, un piccolo sacrario che ora ospita mostre. La Domus dei tappeti di pietra è un altro importante sito archeologico, un edificio privato del V secolo con ricchi mosaici. Inaugurata nel 2002, la Domus rimane nascosta all’interno della chiesa di Sant’Eufemia, in una traversa di via Cavour. Con il biglietto di RavennAntica si può visitare anche il museo TAMO, un’originale collezione di mosaici antichi e contemporanei. Costo: biglietto combinato studenti 5€, intero 7€

    Street art

    Nel 2014 Ravenna si è inaspettatamente posizionata tra i centri di interesse dell’arte di strada. Causa scatenante è stato il festival Subsidenze di ottobre 2014: la città è stata per alcuni giorni uno studio a cielo aperto, e i murales realizzati sono tuttora visibili e apprezzabili. C’è stato poi Invader: il famoso artista francese si è divertito ad abbellire la città dei mosaici con i suoi mosaici. Ha preparato piastrelle e soggetti e, dopo le installazioni ufficiali, ha passato alcune notti in giro per la città ad appendere i suoi famosi alieni negli angoli più impensati. San Vitale, Porta Adriana, il molo del porto di Ravenna hanno acquisito una nuova luce. Perchè non fare una passeggiata-caccia al tesoro per vedere dal vivo queste opere? Costo: gratis

     

     

    Instagram @lorelai_23

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    Spazi verdi con vista

    Ravenna è ricca non solo di monumenti, ma anche di parchi e giardini. Il parco Teodorico viene gelosamente custodito ed è un’enorme area alle spalle del Mausoleo. Nella zona opposta al Mausoleo c’è anche un laghetto che in primavera si riempie di fiori di loto e di diverse specie di volatili, spesso non molto amichevoli.
    Un altro piccolo angolo è il giardino delle erbe dimenticate, vicino a piazza Kennedy. In primavera si riempie di colori e di profumi, in una rilassante atmosfera lontana dalle vie dello shopping del centro. Costo: gratis

    Acqua dolce e salata

    Ravenna ha la fortuna di avere immensi patrimoni anche a livello paesaggistico. A Marina di Ravenna si può passeggiare tra le dune per una suggestiva vista stile “California Dreaming”, mentre tra Marina Romea e Casal Borsetti si può scegliere tra pineta, spiaggia e la foce del delta del Po, uno dei parchi nazionali italiani in cui la natura ha ancora la meglio sull’uomo. Costo: gratis

     

    cimitero monumentale

    Instagram @linalaugo

    Il cimitero monumentale

    Raramente si sceglie di visitare il cimitero di una città, a meno che non si voglia rendere omaggio a personaggi illustri. Il cimitero monumentale si trova su una delle sponde del Canale Candiano, regalando una visuale insolita sullo specchio d’acqua che dal mare arriva fino al centro della città. Recentemente restaurato, la sua imponenza dà al visitatore un senso di piccolezza e temporalità che suggestiona molto. Anche la zona in cui si trova è un piccolo tesoro nascosto, e grazie alla presenza di una piccola scaletta per l’attracco dei mezzi di soccorso ci si può azzardare a toccare l’acqua del canale (che comincia ad assumere un colore leggermente più naturale). Costo: gratis

    Tomba di Dante

    Un’altra tomba a cui non si può negare almeno una visita è quella di Dante Alighieri, in cui da secoli vengono gelosamente custodite le spoglie del poeta fiorentino. Costo: gratis

    Ovviamente questi sono solo alcuni dei posti inusuali da poter visitare a Ravenna. Quali sono i vostri luoghi del cuore?

  • Guida all’indipendentismo catalano per italiani – Un anno dopo

    Guida all’indipendentismo catalano per italiani – Un anno dopo

    Ormai un anno fa è iniziato il Proces, quello che in catalano è il processo di dichiarazione di indipendenza dalla Spagna. A che punto siamo? C’è ancora interesse per l’indipendenza catalana?

    Il referendum dell’1 ottobre 2017: scacco al re

    L’1 ottobre 2017 è una data che verrà ricordata a lungo: il referendum per l’indipendenza della Catalogna viene celebrato tra non pochi problemi. Quel giorno gli occhi degli spagnoli erano rivolti alla regione catalana, consapevoli che nulla sarebbe più stato come prima. Era molto diverso dal referendum del 2014 convocato da Artur Mas –di cui parlo qui – se non altro perché in tre anni la popolazione è diventata molto più consapevole e indirizzata verso la dichiarazione di indipendenza.

    Tutti avrete visto le immagini di violenza per le strade catalane.

    Manifestazioni durante il voto del referendum catalano l’1 ottobre 2017 – El Periódico

    La Generalitat ha giocato uno scacco matto al governo spagnolo di Rajoy: il referendum non si poteva celebrare perché illegale –e approvato da una minoranza del parlamento catalano- e per questo motivo il governo centrale ha messo in campo anche troppe forze di polizia. Le manifestazioni non sono state pacifiche e la risonanza internazionale ha messo a dura prova Rajoy e il re Felipe VI, mostrando la Catalogna come vittima di un’oppressione fascista.

     

    Il contestato video Help Catalonia. Save Europe realizzato da Omnium Cultural

     

    I disordini e le colpe delle varie forze di polizia sono innegabili. Ma la situazione è sfuggita di mano più del previsto: il 10 ottobre Carles Puigdemont, ex presidente della Generalitat, ha in pochi secondi dichiarato e sospeso l’indipendenza.

     

    La dichiarazione unilaterale di indipendenza e l’art. 155

    La dichiarazione unilaterale di indipendenza è stata poi votata il 27 ottobre dal parlamento catalano, in una sessione con 70 voti a favore su 82 (di 135) parlamentari presenti. Con il voto si è dato il via alla “Ley de Transitoriedad” per permettere la creazione di organismi statali.

    La risposta del governo centrale non si è fatta attendere: il giorno successivo Mariano Rajoy dichiarava l’applicazione dell’articolo 155 della costituzione spagnola.

    Se una comunità autonoma dovesse attuare in una forma che attenta gravemente l’interesse generale della Spagna […] il Governo potrà attuare le misure necessarie […] alla protezione del sopra menzionato interesse generale

    L’interesse generale è stato protetto sciogliendo tutte le istituzioni catalane, convocando le elezioni per il 21 dicembre 2017 e arrestando i principale responsabili della dichiarazione d’indipendenza. Alcuni, come il vicepresidente Oriol Junqueras e la presidentessa del parlamento Carme Forcadell, sono stati arrestati. Altri, como Puigdemont stesso o la leader della CUP Anna Gabriel si sono rifugiati all’estero.

    Nuovi governi, vecchie vicissitudini

    Dopo vari mesi di incertezza,il 14 maggio Quim Torra viene eletto presidente della Generalit nel parlamento presieduto da Roger Torrent.

     

    Roger Torrent e Quim Torra – Ok Diario

     

    Da dicembre non si sono fatti grandi passi avanti per quanto riguarda la separazione dal Governo centrale. Se non altro, si è notato come lo “spettro” di Puigdemont sia sempre presente in Catalogna. I vari mesi di ritardo nella nomina di Torra sono dovuti alla ricerca di una modalità per dichiarare Puigdemont presidente, nonostante il mandato di cattura internazionale per il reato di secessione.

    Qualche sussulto si sta avendo proprio in questi giorni. Pedro Sánchez, presidente del governo spagnolo dopo la mozione di sfiducia al governo di Rajoy il 18 giugno scorso, ha ricevuto un ultimatum da Puigdemont e dai partiti indipendentisti che lo avevano appoggiato nella sua sfiducia. “Il periodo di grazia è terminato”, dichiarava l’ex presidente in un incontro alla delegazione catalana di Bruxelles.

    Una società spaccata in due

    Se le azioni politiche sono in stallo, le azioni rivendicative tra la popolazione civile si stanno moltiplicando.

    Come aveva dichiarato Puigdement di fronte al Parlamento catalano poco dopo le elezioni, il referendum dell’1 di ottobre ha segnato un prima e un dopo. Le relazioni tra la Generalitat e il governo centrale si sono inasprite ancora di più, ma soprattutto è aumentato l’astio tra catalani indipendentisti e non indipendentisti.

    Oltre alla estelada, la famosa bandiera indipendentista, il giallo e in particolare i fiocchi gialli sono diventati i simboli dell’indipendenza. Sono apparsi per la prima volta tra le sedute vuote del parlamento catalano, per riempire il vuoto dei presos polítics, gli arrestati per l’organizzazione del referendum e gli auto esiliati.

     

    I fiocchi gialli negli scranni vuoti del Parlamento catalano – Voz libre

    Con l’arrivo dell’estate, anche le azioni politiche si sono spostate al mare: sono apparse croci gialle in spiaggia, simbolo della libertà e della democrazia perdute.

    Le croci gialle per l’indipendenza – La Sexta

    Nei numerosi video pubblicati sulle reti sociali ci sono le testimonianze di persone catalane che si attaccano duramente, chi per l’indipendenza dalla Spagna e chi per il diritto di sentirsi spagnoli in terra catalana.

     

    https://www.youtube.com/watch?v=8rSbn2m6mt8

     

    I toni tra politici non sono da meno: ha destato molto scalpore che il sindaco di Canet de Mar, Blanca Arbell, abbia proibito a Inés Arrimadas, deputata anti-indipendenza per Ciudadanos del Parlamento Catalano, di tenere un comizio nella sua città.

     

    https://www.youtube.com/watch?v=8xJaUBavhMw

    La Arrimadas ha interpretato ciò che è successo come “l’ennesima prova della separazione della società civile in Catalogna”.

    Ciò che richiama l’attenzione è la postura del governo catalano nei confronti degli atti rivendicativi: mentre passano inosservati quelli degli indipendentisti, i non indipendentisti rischiano multe e l’arresto per aver togliere simboli indipendentisti.

    Uno dei gesti che più scalpore ha suscitato è stato in occasione dell’anniversario dell’attentato a Barcellona del 17 agosto 2017. Le autorità avevano chiesto di non politicizzare una celebrazione contro il terrorismo, ma poche ore prima della manifestazione è apparso un cartellone su un palazzo al centro della capitale catalana: il re Filippo VI non era il benvenuto in Catalogna.

     

    Il re non è il benvenuto nei paesi catalani – El Periódico

    Il ritorno dell’art. 155

    Tutto ciò non fa che inasprire di nuovo i rapporti tra Generalitat e governo centrale. Ciudadanos ha richiesto a Pedro Sánchez, presidente del governo spagnolo, di rimettere in marcia i meccanismi dell’articolo 155 della costituzione.

    Nelle prossime settimane assistiremo, ancora una volta, alle richieste del governo catalano nei confronti di quello spagnolo. Pedro Sánchez riuscirà a mantenere intatte le autorità spagnole?

  • Guida all’indipendentismo catalano per italiani – Dove nasce un sentimento pt. 2

    Guida all’indipendentismo catalano per italiani – Dove nasce un sentimento pt. 2

    Riprendiamo il discorso sulla nascita del movimento indipendentista catalano di cui abbiamo parlato in questo articolo. Ripartiamo dal XX secolo per arrivare fino al 2017.

    La nascita del catalanismo e la dittatura di Primo de Rivera (1923-1931)

    Nel 1901 il catalanismo diventa un movimento politico con la fondazione della Lliga regionalista, un partito nazionalista conservatore, che si presenta alle elezioni e le vince. Si forma poi una lega delle province catalane, la Mancomunidad de Cataluña, inizialmente non riconosciuta ma poi approvata nel 1913. È la prima volta dal 1714 che il governo centrale riconosce l’unità territoriale della Catalogna. Poco prima della dittatura di Primo de Rivera, Francesc Macià fonda il primo partito indipendentista catalano, Estat Català. La Mancomunidad viene sciolta durante la dittatura di Primo de Rivera (1923-1931), inizialmente appoggiato dalla borghesia catalana che temeva le forze anarchiche. La Catalogna diviene una delle forze di opposizione alla dittatura. Alla caduta di Rivera, si costituisce una coalizione di partiti di sinistra denominata Esquerra Republicana de Catalunya.

    La repubblica autonoma della Catalogna durante la Seconda repubblica Spagnola (1931-1939)

    Tra il 1931 e il 1934, anni della seconda repubblica, la Catalogna non rimane inerte: nel 1932 viene votato l’Estatut, e nel 1934 Lluis Companys proclama una repubblica all’interno della repubblica federale spagnola. Il governo centrale interviene sospendendo le istituzioni autonome e l’autonomia viene ristabilita due anni dopo con elezioni vinte da una coalizione di sinistra chiamata Frente Popular.

    Lluis Companys (al centro) e alcuni membri del governo in carcere dopo la proclamazione della repubblica catalana (1934)

    Una guerra civile fratricida in Catalogna (1936-1939)

    Con lo scoppio della guerra civile la Catalogna si ritrova di nuovo a combattere più contro se stessa che contro l’arrivo di Franco a Barcellona. La vittoria di Manuel Azaña (di sinistra) alle elezioni repubblicane del 1936 non è ben accettata nè dalle forze di destra nè da quelle di estrema sinistra. Proprio a Barcellona nel 1936 si organizza e inizia un colpo di stato contro la Seconda Repubblica, organizzato dagli anarchici. Qui iniziano una serie di battaglie e accadimenti principalmente tra il governo repubblicano e gli anarchici [Avviso: questa parte potrebbe essere modificata in futuro data la difficoltà di comprendere e quindi spiegare bene ciò che è successo in Catalogna prima dell’occupazione franchista].

    Le province della Catalogna poco prima della Guerra Civile Spagnola (1936-1939)

     

    Le battaglie lasciano Barcellona e la Catalogna completamente divise, tanto che Franco non ha problemi a occupare la città il 26 gennaio 1939, stremata da anni di battaglie interne e dai bombardamenti tedeschi e italiani.

    Il franchismo in Catalogna tra repressione e crescita economica

    L’instaurazione del regime franchista prevede l’annullamento di qualsiasi libertà, tra cui anche quella di poter parlare catalano. Nonostante questo, la Catalogna è stata in realtà  l’unica regione a vivere un momento di sviluppo industriale ed economico per la scelta del governo di mettere a Barcellona le sedi delle principali industrie di interesse nazionale (tra cui la SEAT) e per l’aumento della popolazione dovuta agli spostamenti di manodopera dalle regioni più povere della Spagna alla Catalogna.

    Operai al lavoro sulla SEAT 600 nello stabilimento di Martorell (Barcellona)

    La transizione democratica e il pujolismo (1980-2003)

    Alla morte di Franco si ristabiliscono le libertà fondamentali. La costituzione del 1978 definisce la Spagna come uno stato di autonomie, e si torna a votare per la Generalitat de Catalunya. Nel 1979 entra in vigore il nuovo Estatut de autonomia, e Jordi Pujol, di Covergencia i uniò (centrodestra), viene eletto presidente dal 1980 al 2003.

    Jordi Pujol, uno dei leader del nazionalismo catalano

    I casi di corruzione e di appropriazione indebita di denaro pubblico –di cui parleremo più avanti- portano a parlare di “pujolismo“, e spesso ci si riferisce a Pujol come se fosse stato un vero e proprio monarca in Catalogna.

    Una Catalogna sempre più autonoma

    In questi anni la Catalogna raggiunge ancora più autonomia: le viene concesso di avere un corpo di polizia autonomo, i mossos d’esquadra, un’amministrazione comarcal, che riunisce città a livello più ristretto rispetto alle province, un tribunale superiore di giustizia e una corporazione audiovisuale catalana per cui la regione gestisce un canale radio (Catalunya Radio) e uno TV (TV3). L’educazione, che in tutta la Spagna è competenza quasi esclusiva delle regioni autonomiche, diventa in lingua catalana immersiva: il governo centrale chiede di studiare spagnolo almeno due ore a settimana. Inoltre, la Spagna ratifica immediatamente la Carta europea delle lingue regionali e minoritarie, dando così un ulteriore riconoscimento all’importanza delle lingue minoritarie sul territorio spagnolo.

    Nel 2005 viene riconosciuto il dominio .cat per le pagine internet in lingua catalana, il primo esempio per una comunità linguistica.

    2003-2010: i progetti sfumati di un nuovo Estatut

    Dopo 23 anni di governo Pujol, di centrodestra, nel 2003 Pasqual Maragall (socialista) diventa presidente con una coalizione di centrosinistra. Partono i progetti per un nuovo statuto autonomico, al tempo appoggiato anche dai partiti di centro sinistra e da Zapatero.

    Nel 2006 viene convocato un referendum per l’approvazione di un nuovo Estatut de autonomia. Vince il sì con il 73% dei voti, ma con un’astensione del 50%. Maragall, nonostante avesse compiuto ciò che si erano prefissati, cioè di dotare di ancora più autonomia la Catalogna, viene costretto alle dimissioni, chieste soprattutto dal suo partito, il Partito Socialista Catalano, anche per la mancanza dell’appoggio di altre forze di sinistra come Esquerra Republicana. Vengono convocate nuove elezioni vinte da José Montilla di Convergencia i Uniò.

    Il ruolo chiave di Rajoy per infiammare gli indipendentisti e l’inizio del procés

    Questi anni sembrano essere il punto chiave del catalanismo che conosciamo oggi, e un ruolo importante per incendiare le masse è quello di Mariano Rajoy. Il Partito Popolare, di cui Rajoy era presidente, ricorre al Tribunale Costituzionale spagnolo per l’incostituzionalità dell’Estatut, soprattutto perchè si prevedeva il riconoscimento della Catalogna come nazione e l’autonomia nella gestione del potere giudiziario. Il tribunale costituzionale dichiara l’Estatut non a norma, e i catalani cominciano a sentire la pressione del governo centrale contro il proprio sentimento.

    Rajoy nel 2006 alla presentazione delle 4 milioni di firme contro l’Estatut catalano. Il motto “Tutti abbiamo il diritto di dire la nostra”

    Le elezioni del 2010 riportano al potere Convergencia i Uniò con il candidato Artur Mas.

    L’ex presidente catalano Artur Mas

    Il “mantra” di Mas è di negoziare una maggiore autonomia fiscale per la Catalogna, che negli anni aveva raggiunto un livello di debito pubblico altissimo che ad oggi è di circa 10.000 euro per abitante della regione. Con lui si dà inizio al proces, l’insieme delle trattative e delle consultazioni popolari che porteranno la Catalogna a essere una repubblica indipendente.

    Grafico del debito pubblico di ogni comunità autonoma in Spagna. Catalogna e Paesi Baschi hanno il record.

    Con Rajoy presidente del Governo, tale autonomia non viene concessa. Nel 2012, forte di un nuovo movimento indipendentista, Mas convoca le elezioni convinto di poter rafforzare la sua maggioranza. Perde 12 seggi, ma una coalizione con Esquerra Republicana permette di nominare un governo.

    Tra il 2012 e il 2013 il catalanismo si rafforza. La crisi economica che fa impennare la disoccupazione, il generale malcontento per i tagli dopo il salvataggio da parte dell’Unione europea e la crisi dei partiti fanno concentrare l’attenzione sull’idea che la Catalogna possa stare meglio da sola.

    Secondo quanto scritto da Il Post, i favorevoli all’indipendenza sono passati dal 18,5 per cento dell’ottobre 2007 al 34,6 per cento del 2017, raggiungendo picchi vicini al 50 per cento nel 2013.

    Gli scandali di corruzione in Catalogna (2012-2013)

    I leader catalani pro-indipendenza sembrano sfruttare questo nuovo movimento per far parlare il meno possibile degli scandali di corruzione scoppiati proprio tra il 2012 e il 2013.

    Jordi Pujol, presidente dal 1980 al 2003 viene indagato insieme alla sua famiglia per appropriazione indebita di denaro pubblico. Nel 2014 Pujol confessa di avere nascosto conti all’estero per 34 anni. A maggio 2017 viene reso pubblico che la famiglia Pujol ha 69 milioni di euro nascosti ad Andorra di origine sconosciuta. Altri conti e rendite non dichiarati sono presenti in vari paradisi fiscali. Per questi reati è stato condannato il figlio maggiore, Jordi Pujol Ferrusola.

    Jordi Pujol e Marta Ferrusola

    Viene anche resa pubblica una modalità per il trasferimento illecito di denaro. Marta Ferrusola, moglie di Jordi Pujol, inviava messaggi scritti a mano in cui si definisce “madre superiora” e chiede il passaggio di libri “da una congregazione all’altra”.

    Una delle note trovate per il passaggio di denaro da una banca all’altra

    La Catalogna è una delle regioni più corrotte dell’Unione europea, con 1378 processati in 15 mesi.

    Un referendum consultivo per l’indipendenza nel 2014

    Nel 2014 viene convocato un referendum per l’indipendenza, considerato illegale dal governo centrale che aveva inizialmente negato le trattative di concessione dell’autonomia. Il referendum si svolge comunque il 9 novembre 2014, con una partecipazione del 37% degli aventi diritto e l’80% di votanti a favore dell’indipendenza. Mas viene successivamente condannato dal Tribunale Superiore di Giustizia della Catalogna per disobbedienza al tribunale costituzionale e prevaricazione.

    Artur Mas al seggio per il referendum del 9 novembre 2014

    L’autonomia negata e la nomina di Carles Puigdemont

    Il 27 settembre 2015 si celebrano nuove elezioni regionali. La Catalogna comincia di nuovo a separarsi internamente, tanto che Convergencia i Uniò non si presenta come partito unico alle elezioni, ma in una coalizione chiamata Junts pel sì con Esquerra Republicana e Convergencia Democratica in una coalizione. La coalizione non raggiunge la maggioranza assoluta, e solo un accordo con la Candidatura d’Unitat Popular (CUP) permette di formare un governo. Mas viene considerato impresentabile dalla CUP e deve farsi da parte. Carles Puigdemont viene nominato presidente nel gennaio 2016.

    Dall’investitura nel 2016 Puigdemont ha concentrato tutte le sue forze sull’organizzazione e sull’attuazione del Referendum per la dichiarazione della Repubblica Catalana.

    Altri video che potrebbero essere interessanti:

    • Il discorso integrale del Governo Catalano al Parlamento europeo di Bruxelles il 24 gennaio 2017, in un’iniziativa organizzata da tre parlamentari europei (ERC-PDeCAT del gruppo ALDE)

    • Il nazionalismo catalano spiegato in 4 minuti

    • La situazione catalana spiegata in un programma di satira politica, El Intermedio

     

  • Guida all’indipendentismo catalano per italiani – Dove nasce un sentimento pt. 1

    Guida all’indipendentismo catalano per italiani – Dove nasce un sentimento pt. 1

    Non è facile individuare l’inizio preciso della nascita di un sentimento come quello del nazionalismo catalano. Non è facile anche per le pressioni sull’ideologia nazionalista interne alla Catalogna e per i tentativi di ridimensionamento dall’esterno.

     

    Il nazionalismo catalano nasce dall’idea che la Catalogna sia una nazione con diritto all’autodeterminazione per la sua storia e le sue tradizioni linguistiche e culturali. Per questo  si rivendica il pieno sviluppo dell’economia catalana solo nella sua autogestione dal governo centrale.

    Catalogna VIII-XVI secolo: la prima indipendenza nel X secolo e l’unione al Regno di Aragona

    Per giustificare il sentimento di nazione, i catalanisti si rifanno alla storia medievale della regione. Dopo essere stato anch’esso parte di Al-Andalus nell’VIII secolo, il territorio iberico sotto il controllo musulmano, il territorio catalano passa sotto al controllo carolingio per due secoli fino all’indipendenza ottenuta nel X secolo. La Catalogna divenne poi un territorio feudale, governata da diversi conti.

    Nel XII secolo ci fu l’unione dinastica tra Ramón Berenguer IV e Petronila de Aragón, per cui Barcellona entrò a far parte del Regno d’Aragona che nel XV secolo governava anche il sud Italia e la Sardegna. Il matrimonio tra Fernando II di Aragona e Isabella di Castiglia porta a una nuova unione dinastica, ma la Catalogna mantiene le sue istituzioni nate nel 1365 e ufficializzate con le Cortes nel 1495, tanto che fino alla fine del XVI secolo si parla di “regni spagnoli”.

    Il matrimonio tra Petronila de Aragón e Ramon Berenguer

    Curiosamente, la Generalitat del Catalunya conta i propri presidenti dall’anno 1359. Il primo presidente, secondo quanto si legge su Wikipedia, è Berenguer de Cruilles, vescovo di Girona, mentre Carles Puigdemont è il 130°.

    Els segadors, inno della Catalogna dal 1640

    La crisi dovuta alla guerra dei 30 anni (1618-1648) porta a rivolte a Barcellona, chiamate dei segadors (1640), dei mietitori arrivati dalla campagna per vendicare la condanna a morte per omicidio di uno di loro da parte dei soldati del re. Questo episodio dà inizio a una guerra civile catalana tra i catalani a favore dell’indipendenza da Felipe IV e i monarchici. La canzone dei segadors è l’inno della Generalitat de Catalunya.

    Catalogna a influenza spagnola, poi francese, poi di nuovo spagnola

    I catalani indipendentisti raggiungono l’accordo di separazione dai monarchi spagnoli. Sedotti dalla Francia, la Catalogna si sottomette a Luigi XIII nel 1641. Presto però i catalani si rendono conto che, in fin dei conti, erano sempre sottomessi a un monarca. Chiedono quindi di ritornare sotto il controllo spagnolo. Con il Trattato dei Pirenei del 1659 Felipe IV recupera il controllo della Catalogna, lasciando alcune contee pirenaiche alla Francia e di fatto dividendo il territorio catalano. Con la guerra di successione alla corona spagnola (1701-1715), che coinvolge quasi tutti i regni europei del tempo, la situazione precipita. Borbonici e catalani sono di nuovo in lotta.

    La diada, la rivendicazione dell’indipendenza catalana

    L’11 settembre 1714 Barcellona cede dopo mesi di assedio dell’esercito borbonico, che instaura un regime quasi assolutistico e fortemente centralista. Oggi, l’11 settembre si celebra la diada, il giorno festivo nazionale catalano, e si ricorda la caduta della città. Da anni la diada è un giorno di rivendicazione dell’indipendenza catalana, e come si fa presente in questo articolo (da leggere) de Il Post, durante le partite del Barcellona si inneggia all’indipendenza catalana al minuto 17.14.

    I decreti di Nueva Planta (1707-1716) aboliscono tutte le istituzioni catalane. Nonostante il centralismo, la Catalogna è una delle regioni più ricche, anche grazie al commercio con il Sudamerica e all’industrializzazione.

    L’oppressione di Napoleone, il catalanismo e la Prima Repubblica Spagnola

    Tra il 1808 e il 1814 la Catalogna soffre l’occupazione napoleonica, e in seguito una nuova guerra di successione monarchica divide la Catalogna. Come risultato, verso la fine del XIX secolo nasce il catalanismo per il recupero della lingua e della cultura catalana, vietati per un secolo, e comincia a svilupparsi un sentimento repubblicano anche per le guerre di successione al trono

    L’inefficienza di Isabella II, vincitrice della guerra di successione, porta a una rivoluzione, detta La Gloriosa, che nel 1868 fa cadere Isabella II e dà inizio a un sessennio rivoluzionario. Gli scontri tra le varie opzioni monarchiche per la successione al trono favoriscono la fondazione della Prima Repubblica Spagnola, dichiarata nel febbraio del 1873 proprio a Barcellona.

     

    Allegoria della Prima Repubblica Spagnola, la niña bonita

    La repubblica divisa e la nascita del movimento nazionalista catalano

    Gli scontri interni al governo della Repubblica favoriscono la restaurazione borbonica nel 1874. Il catalanismo non è ancora forte, ma la popolazione è molto orgogliosa e contenta di poter recuperare la propria lingua e le proprie tradizioni ed è sempre più a favore del federalismo.

    É proprio in questi anni che nasce il movimento nazionalista catalano. Nel 1886 si celebra la prima diada, e la crisi dovuta alla perdita delle colonie nel 1898 riapre il dibattito repubblicano in Catalogna.

  • Guida all’indipendentismo catalano per italiani – Breve storia della Spagna

    Guida all’indipendentismo catalano per italiani – Breve storia della Spagna

    Per capire a fondo l’indipendenza della Catalogna bisogna prendere in considerazione molti aspetti della Spagna, paese che noi Italiani conosciamo purtroppo superficialmente. 

    In questa serie di articoli cercherò di spiegare il più chiaramente possibile come si è arrivati a una rottura così forte in una nazione europea. In questo articolo accenno alla storia del Novecento in Spagna, al franchismo e alla situazione attuale. 

    • Spagna: brevi cenni storici

    Dopo la perdita definitiva delle colonie dell’impero –quello che Carlo V descriveva come “l’impero su cui non tramonta mai il sole”- nel 1898 e una profonda crisi economica e sociale nel primo Novecento, il generale Primo de Rivera organizza un colpo di stato e stabilisce una dittatura militare tra il 1923 e il 1930.

    Nel 1931 vengono organizzate delle elezioni democratiche, e le manifestazioni popolari costringono il re Alfonso XIII ad autoesiliarsi. Viene proclamata una repubblica tra il 1931 e il 1939, ma le riforme messe in atto nel primo biennio –tra cui il suffragio universale- sono continuamente minacciate da scontri tra repubblicani e monarchici.

    La bandiera della Repubblica Spagnola (1931-1939)

    • La guerra civile (1936-1939) e la dittatura di Franco (1939-1975)

    Il colpo di stato del luglio 1936 organizzato, tra gli altri, da Francisco Franco, segna l’inizio della guerra civile in Spagna. I due fronti –Frente Nacional (monarchico) e Bando Republicano– iniziano una guerra sanguinosa. Con il supporto delle truppe tedesche e italiane che provocano la resa delle ultime città, tra cui Almería, l’1 aprile 1939 Franco dichiara la fine della guerra.

    • Il franchismo in breve

    Appoggiato dai nazionalisti, dai monarchici, dai cattolici e da altre forze di destra, Francisco Franco accentra nelle sue mani ogni potere, addirittura decidendo lui stesso la successione dei monarchi.

    La prima metà della sua dittatura si caratterizza per una forte repressione: cancella ogni autonomia raggiunta dalle diverse comunità autonome durante la Repubblica del 1931, impone un regime autarchico e cerca di allinearsi il più possibile alle forze dell’Asse (Germania, Italia e Giappone), cambiando anche l’ora del fuso orario. Vieta l’uso di ogni lingua che non sia il castellano, oltre a censurare ogni tipo di opposizione. Molti intellettuali sono costretti all’esilio.

    Fino agli anni ’60 il sud della Spagna soffre una povertà incredibile, con zone sprovviste anche dell’elettricità. Gli spagnoli emigrano verso le regioni più ricche e verso l’estero, compreso il Sudamerica. Il Plan de Estabilización del 1959 pone fine all’autarchia, permettendo alla Spagna di cercare di raggiungere le altre nazioni europee in pieno boom economico con vent’anni di ritardo, puntando molto sul turismo.

    In questo periodo Juan Carlos è sotto la tutela di Franco, e viene designato “successore” del dittatore nel 1969. Questo è uno dei motivi per cui i Repubblicani e gli ambienti di sinistra hanno fatto fatica ad accettare la monarchia dopo la fine della dittatura.

    Il 20 novembre 1975 Franco muore.

    • La democrazia

    Alla morte di Franco viene nominato re Juan Carlos I. Adolfo Suárez è il nuovo capo di governo, incaricato di “traghettare” il Paese verso la democrazia.

    Nel 1978 si vota l’attuale costituzione spagnola, con un cambio sostanziale: lo stato non è più centralizzato, ma fortemente decentrato per poter rispondere alle grandi differenze culturali presenti nel territorio.

    Con la costituzione vengono inoltre riconosciute come co-ufficiali lingue come il catalano, il basco e il galiziano, lingue ufficiali nelle loro comunità autonome che possono finalmente essere insegnate e parlate nuovamente.

    La situazione non è comunque tranquilla: negli anni ’80 si costituisce l’ETA, gruppo terrorista basco attivo fino al 2011, e nel 1981 c’è un altro tentativo di colpo di stato a opera di Antonio Tejero, sventato per l’intervento del re Juan Carlos.

    Uno scatto del tentativo di colpo di stato di Tejero (1981)

    Gli anni ’80 sono gli anni della rinascita della Spagna, e il 1992 è l’anno della svolta a livello internazionale: Barcellona ospita le olimpiadi e Sevilla l’Esposizione universale.

    Nel 2004 un attentato di Al Qaeda a Madrid provoca nuove grandi manifestazioni per chiedere la ritirata delle truppe spagnole in Iraq. Nello stesso anno, José María Aznar (Partito Popolare) perde le elezioni e Luis Rodríguez Zapatero (Partito Socialista) diventa presidente.

    Zapatero si dimette nel 2011 in seguito alle forti pressioni dovute alla crisi economica, e alle successive elezioni vince Mariano Rajoy (Partito Popolare). Nel 2012 l’Unione europea salva la Spagna dalla bancarotta.

    Aznar, Zapatero, Rajoy

    • La Spagna oggi

    Gli ultimi anni sono caratterizzati dalla fine del bipartitismo, con la presenza di nuovi forti schieramenti come Podemos (di sinistra) e Ciudadanos (liberali/centro destra) che di fatto hanno spaccato il Parlamento in quattro, con una maggioranza risicata del Partito Popolare.

    In seguito al referendum catalano stiamo assistendo alla maggiore crisi di governo dalla nascita della democrazia. Se si dichiarasse l’indipendenza sarebbero in “forse” non solo l’unità dello stato spagnolo, ma anche la tenuta del governo e l’economia di una delle regioni più ricche d’Europa.

  • Metti un weekend a Barcellona…

    Metti un weekend a Barcellona…

    Non sono una grande fan della capitale catalana, ma motivi di lavoro mi hanno portata in questa città. Essendo sola ho passato varie giornate a gironzolare per la città: non è questo il miglior modo di scoprire una città?

    Iniziamo con i miei top di Barcellona!

    1. Poblenouimg_20160917_114527
    2. Museo nacional de Arte de Cataluñaimg_20160917_170314
    3. Montjuicimg_20160917_163750
    4. Museo Picassoimg_20160812_111648

    Un po’ flop, ma comunque stupendi:

    1. Sagrada Familiaimg_20160915_162617
    2. Par de la Ciutadellaimg_20160812_135625

    Non ci siamo proprio per niente!

    1. Barceloneta