É un po’ strano scrivere di un libro conoscendo personalmente lo scrittore.
Matteo Cavezzali nasce come giornalista per un settimanale locale e fin da subito il suo stile, almeno secondo me, è caratterizzato da una scrittura impegnata ma distaccata. Un po’ come è lui, riservato ma capace di prendersi il suo tempo per scegliere le parole adatte.
La copertina del libro. Ebook disponibile sul Kobo store
Ho comprato Icarus – Ascesa e caduta di Raul Gardini in Ebook, fresco di pubblicazione, curiosa soprattutto per il tema che mi aveva sorpreso: la storia di Raul Gardini.
Da immigrata ravennate nata nei primi anni ’90 ho conosciuto la storia dell’imprenditore di rimbalzo, per sentito dire, perché Raul Gardini continua a essere presente nella sua città. Matteo accenna in alcuni passaggi del libro la tortuosa vita dell’imprenditore, ambizioso fin da piccolo, e fin da subito la lega non solo alle persone, ma anche ai luoghi della città romagnola.
Raul Gardini
Una delle prime cose che la gente dice quando si parla di Gardini è “l’hanno suicidato”. Non è uno di quei modi di dire sgrammaticati tipici della Romagna. A Ravenna tutti pensano che Raul Gardini sia stato ucciso, e Cavezzali in un certo modo parte da questa idea per scrivere una non-fiction sulla vita del ravennate.
Spicca la volontà di mettere in chiaro che il libro è sì basato su numerosi incontri di Cavezzali con i vari protagonisti, diretti e indiretti, ma che altro non è che una sua rivisitazione giornalistica. Sono interessanti le parti in corsivo, momenti della storia della famiglia Ferruzzi-Gardini che mancano perché troppo personali, che Cavezzali immagina e riesce a integrare perfettamente nel quadro del romanzo non-fiction.
Lo consiglio a chi è curioso di conoscere meglio un pezzo della storia italiana e di Tangentopoli, leggendo un libro impegnativo, che lascia con più domande che risposte, ma scorrevole e soprattutto -non è scontato- di ottima qualità.
Il Moro di Venezia, leggendaria barca da regata di Gardini, esposta di fianco all’autorità portuale di Ravenna.
Chi è figlio di insegnanti vive settembre nell’agitazione. Passi due mesi sentendo insegnanti lamentarsi di tutto, ma quando arriva settembre la fibrillazione è alle stelle. Non vedono l’ora di riabbracciare i loro bimbi, di vederli cresciuti e con l’attesa di fare insieme nuove scoperte.
Questo è il primo anno in cui vivo settembre senza agitazione.
Mia madre non c’è più, e anche se ci fosse, vivrebbe questo mese tristemente perchè sarebbe il primo da pensionata. A neanche 52 anni.
Una malattia l’ha trascinata via, nonostante i suoi tentativi di rimanere aggrappata fino all’ultimo.
Queste sono le parole che ha dedicato ai suoi alunni per il loro ritorno a scuola.
Carissimi bimbe e bimbi, ecco che ricomincia il viaggio verso nuove avventure e conoscenze.
Quest’anno mi dispiace non potervi accogliere nei primi giorni di scuola, ma vi assicuro che siete stati e siete sempre nei miei pensieri.
Ci tenevo ad augurarvi un buon inizio di anno scolastico, un anno sicuramente di scoperte per alimentare e soddisfare ogni curiosità, per conoscere e conoscersi. Sapete che una vita senza conoscenze è una vita a metà, se non conosci te stesso non puoi capire e conoscere gli altri. Spero di ritornare al più presto e stare con voi.
La vostra maestra Bina.
Risuona la sua voce mentre mi dettava la filastrocca che aveva pensato nel letto, arrabbiata perchè non aveva neanche le forze di mettersi a scrivere davanti al PC. Lei, che passava le ore a preparare i materiali, non riusciva a scrivere una poesia per i suoi amati bimbi.
Una maestra unica, che ha sofferto per il suo lavoro come pochi altri. Fino all’ultimo respiro.
Ormai un anno fa è iniziato il Proces, quello che in catalano è il processo di dichiarazione di indipendenza dalla Spagna. A che punto siamo? C’è ancora interesse per l’indipendenza catalana?
Il referendum dell’1 ottobre 2017: scacco al re
L’1 ottobre 2017 è una data che verrà ricordata a lungo: il referendum per l’indipendenza della Catalogna viene celebrato tra non pochi problemi. Quel giorno gli occhi degli spagnoli erano rivolti alla regione catalana, consapevoli che nulla sarebbe più stato come prima. Era molto diverso dal referendum del 2014 convocato da Artur Mas –di cui parlo qui – se non altro perché in tre anni la popolazione è diventata molto più consapevole e indirizzata verso la dichiarazione di indipendenza.
Tutti avrete visto le immagini di violenza per le strade catalane.
Manifestazioni durante il voto del referendum catalano l’1 ottobre 2017 – El Periódico
La Generalitat ha giocato uno scacco matto al governo spagnolo di Rajoy: il referendum non si poteva celebrare perché illegale –e approvato da una minoranza del parlamento catalano- e per questo motivo il governo centrale ha messo in campo anche troppe forze di polizia. Le manifestazioni non sono state pacifiche e la risonanza internazionale ha messo a dura prova Rajoy e il re Felipe VI, mostrando la Catalogna come vittima di un’oppressione fascista.
Il contestato video Help Catalonia. Save Europe realizzato da Omnium Cultural
I disordini e le colpe delle varie forze di polizia sono innegabili. Ma la situazione è sfuggita di mano più del previsto: il 10 ottobre Carles Puigdemont, ex presidente della Generalitat, ha in pochi secondi dichiarato e sospeso l’indipendenza.
La dichiarazione unilaterale di indipendenza e l’art. 155
La dichiarazione unilaterale di indipendenza è stata poi votata il 27 ottobre dal parlamento catalano, in una sessione con 70 voti a favore su 82 (di 135) parlamentari presenti. Con il voto si è dato il via alla “Ley de Transitoriedad” per permettere la creazione di organismi statali.
La risposta del governo centrale non si è fatta attendere: il giorno successivo Mariano Rajoy dichiarava l’applicazione dell’articolo 155 della costituzione spagnola.
Se una comunità autonoma dovesse attuare in una forma che attenta gravemente l’interesse generale della Spagna […] il Governo potrà attuare le misure necessarie […] alla protezione del sopra menzionato interesse generale
L’interesse generale è stato protetto sciogliendo tutte le istituzioni catalane, convocando le elezioni per il 21 dicembre 2017 e arrestando i principale responsabili della dichiarazione d’indipendenza. Alcuni, come il vicepresidente Oriol Junqueras e la presidentessa del parlamento Carme Forcadell, sono stati arrestati. Altri, como Puigdemont stesso o la leader della CUP Anna Gabriel si sono rifugiati all’estero.
Nuovi governi, vecchie vicissitudini
Dopo vari mesi di incertezza,il 14 maggio Quim Torra viene eletto presidente della Generalit nel parlamento presieduto da Roger Torrent.
Roger Torrent e Quim Torra – Ok Diario
Da dicembre non si sono fatti grandi passi avanti per quanto riguarda la separazione dal Governo centrale. Se non altro, si è notato come lo “spettro” di Puigdemont sia sempre presente in Catalogna. I vari mesi di ritardo nella nomina di Torra sono dovuti alla ricerca di una modalità per dichiarare Puigdemont presidente, nonostante il mandato di cattura internazionale per il reato di secessione.
Qualche sussulto si sta avendo proprio in questi giorni. Pedro Sánchez, presidente del governo spagnolo dopo la mozione di sfiducia al governo di Rajoy il 18 giugno scorso, ha ricevuto un ultimatum da Puigdemont e dai partiti indipendentisti che lo avevano appoggiato nella sua sfiducia. “Il periodo di grazia è terminato”, dichiarava l’ex presidente in un incontro alla delegazione catalana di Bruxelles.
Una società spaccata in due
Se le azioni politiche sono in stallo, le azioni rivendicative tra la popolazione civile si stanno moltiplicando.
Come aveva dichiarato Puigdement di fronte al Parlamento catalano poco dopo le elezioni, il referendum dell’1 di ottobre ha segnato un prima e un dopo. Le relazioni tra la Generalitat e il governo centrale si sono inasprite ancora di più, ma soprattutto è aumentato l’astio tra catalani indipendentisti e non indipendentisti.
Oltre alla estelada, la famosa bandiera indipendentista, il giallo e in particolare i fiocchi gialli sono diventati i simboli dell’indipendenza. Sono apparsi per la prima volta tra le sedute vuote del parlamento catalano, per riempire il vuoto dei presos polítics, gli arrestati per l’organizzazione del referendum e gli auto esiliati.
I fiocchi gialli negli scranni vuoti del Parlamento catalano – Voz libre
Con l’arrivo dell’estate, anche le azioni politiche si sono spostate al mare: sono apparse croci gialle in spiaggia, simbolo della libertà e della democrazia perdute.
Le croci gialle per l’indipendenza – La Sexta
Nei numerosi video pubblicati sulle reti sociali ci sono le testimonianze di persone catalane che si attaccano duramente, chi per l’indipendenza dalla Spagna e chi per il diritto di sentirsi spagnoli in terra catalana.
https://www.youtube.com/watch?v=8rSbn2m6mt8
I toni tra politici non sono da meno: ha destato molto scalpore che il sindaco di Canet de Mar, Blanca Arbell, abbia proibito a Inés Arrimadas, deputata anti-indipendenza per Ciudadanos del Parlamento Catalano, di tenere un comizio nella sua città.
https://www.youtube.com/watch?v=8xJaUBavhMw
La Arrimadas ha interpretato ciò che è successo come “l’ennesima prova della separazione della società civile in Catalogna”.
Ciò che richiama l’attenzione è la postura del governo catalano nei confronti degli atti rivendicativi: mentre passano inosservati quelli degli indipendentisti, i non indipendentisti rischiano multe e l’arresto per aver togliere simboli indipendentisti.
Uno dei gesti che più scalpore ha suscitato è stato in occasione dell’anniversario dell’attentato a Barcellona del 17 agosto 2017. Le autorità avevano chiesto di non politicizzare una celebrazione contro il terrorismo, ma poche ore prima della manifestazione è apparso un cartellone su un palazzo al centro della capitale catalana: il re Filippo VI non era il benvenuto in Catalogna.
Il re non è il benvenuto nei paesi catalani – El Periódico
Il ritorno dell’art. 155
Tutto ciò non fa che inasprire di nuovo i rapporti tra Generalitat e governo centrale. Ciudadanos ha richiesto a Pedro Sánchez, presidente del governo spagnolo, di rimettere in marcia i meccanismi dell’articolo 155 della costituzione.
Nelle prossime settimane assistiremo, ancora una volta, alle richieste del governo catalano nei confronti di quello spagnolo. Pedro Sánchez riuscirà a mantenere intatte le autorità spagnole?
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Mia madre era andalusa. Per caso, i suoi genitori portavano, di nascita, l’uno e l’altra, il medesimo cognome MUÑOZ: così che lei, secondo l’uso spagnolo, portava il doppio cognome Muñoz Muñoz. Di suo nome di battesimo, si chiamava Aracoeli.
L’incipit è inconfondibile: Aracoeli di Elsa Morante. Un romanzo intricato, misterioso, in cui Elsa Morante analizza il rapporto tra Manuele, uomo di 40 anni frustrato da una vita difficile, e il fantasma della madre Aracoeli, spagnola trapiantata a Roma che dopo la perdita della figlia manifesta disturbi psichiatrici. Pubblicato nel 1982, tre anni prima della morte della Morante, il romanzo è un capolavoro della letteratura italiana contemporanea. Non ne siamo sicuri, ma pare che il personaggio di Manuele –e il romanzo in generale- sia scaturito come elaborazione di un lutto: quello per la violenta morte di Pier Paolo Pasolini, grande amico della Morante.
Venni a conoscere che durante un bombardamento aereo sulla città, anche il Campo Verano era stato devastato dalle bombe. […] Una foresta di fumo e d’incendio, da cui mia madre fuggiva impaurita, sporca di sangue, nella stessa camicia da notte spiegazzata che portava quando la visitai l’ultima volta. Dove potrebbe essere fuggita, se non verso l’Andalusia? E oggi, dopo tanti anni di separazione smemorata, è appunto là ch’io parto a cercarla.
Aracoeli non è solo il racconto di un rapporto da complesso di Edipo, ma è soprattutto la narrazione di un viaggio. Un viaggio alla ricerca del fantasma di Aracoeli.
Fra le poche notizie che possedevo di lei, c’erano i suoi dati anagrafici principali: ossia, oltre al suo doppio cognome di ragazza, il suo luogo di nascita, che sapevo situato nel territorio di Almeria, e si chiamava El Almendral. […]
El Almendral non lo trovai in su nessuna carta. Ma intanto quel minimo punto periferico, ignorato dalla geografia, da ultimo era diventato l’unica stazione terrestre che indicasse una direzione al mio corpo disorientato.
La Morante mi ha sempre appassionato e da quando ho scoperto il legame di Elsa Morante con Almería ho avuto il desiderio di viaggiare anche io a El Almendral. Perché di un viaggio si tratta, anche se vivi a 40 chilometri di distanza. Dal golfo di Almería bisogna addentrarsi verso le montagne, attraversando il deserto di Tabernas.
Al limite tra deserto e Sierra de los Filabres, che inganna con l’idea di un paesaggio più lussureggiante, si trova Gérgal, un paese da 840 abitanti. È qui che Elsa Morante ha viaggiato 40 anni fa, insieme al suo amico regista Carlo Cecchi, alla ricerca di un luogo che la ispirasse per la storia di Manuele e Aracoeli. Il tassista li ha accompagnati fino a El Almendral, frazione ormai disabitata di Gérgal, pare proprio su richiesta della Morante, che cercava un luogo semideserto da cui far nascere la sua Aracoeli.
Per quanto esiguo me lo fossi mai figurato, il nostro villaggio è più esiguo ancora.
Rimane ormai poco a El Almendral, e sicuramente 40 anni fa non era molto più abitato. Di El Almendral mi ha colpita il silenzio, la sete di una terra che anche se sfruttata fino all’ultimo, non ha saputo dare ai suoi uomini ciò di cui avevano bisogno per vivere. L’asprezza del terreno ci accompagna con lo sguardo fino al Calar Alto, osservatorio ispano-tedesco a duemila metri di altitudine.
Tutto ciò ha colpito la Morante nella sua visita, tanto che si dice che sia rimasta vari giorni a Gérgal per poter fissare meglio le idee dell’ambientazione del suo romanzo.
Forse, lei mi aspetta davvero a El Almendral? o vuole entrarvi assieme a me, da questa carraia, noi due per mano?
E oggi, o Manuel-Aracoeli, la mia grande escursione si conclude. Il muchachito clandestino in zinale nero -oggi travestito da vecchio in giacca a vento- finalmente è smontato nella Sierra tua-mia. A Gergal, capitale del mondo, stazione centrale di El Almendral! Città serrana meravigliosa, piccola fossa de pizarra: da dove lo scapiccio dei tuoi piedi nudi ribatte ancora, vibrando, di là dal muro del suono.
Imagine my face when Wildbytes, an international marketing agency, called me to ask if I would be interested in joining the team for a secret project for a make-up brand.
After signing a NDA, they could reveal the details of the secret project.
FENTY BEAUTY LAUNCH WITH RIHANNA.
What is Fenty Beauty? Fenty Beauty is the first inclusive make-up brand, meaning that they developed 40 shades of foundation together with sparkling highlights, amazing matte lipsticks and many other accessories for make-up.
And, last but not least, created by Rihanna!
It wasn’t Wildbytes debut for Fenty Beauty. In September 2017 they launched the brand in Spain designing a live-created film campaign. Not only was it the first time that something this big was organised for a brand, but also top technology was used to honour Queen Rihanna arrival in Spain.
For the Italian launch, organized in Milan, something similar had to be organised to meet the expectations of the Spanish launch.
Wildbytes designed at a set of three different activations to promote users’ experiences with Fenty Beauty products (together with a themed cocktail bar and a urban catering, of course!). The event took place at Spazio Antologico – East End Studios in Milan on April 5th, 2018.
The star of the night, Rihanna, arrived in a Versace’s mini dress – needless to say, she was stunning!
Rihanna’s look for Fenty Launch in Milan
As a guest more, she interactuated with the activations created by Wildbytes.
In a pool of Fairy Bombs with her niece
A giant Stunna Lip Paint to record secret confessions
Matching her base tone
The event went quite smoothly and we all had a lot of fun after three full days (almost all day working!) for one of the most important beauty launch of the year.
Wildbytes staff posing after the event 🙂
And I also tried the activations, of course!
Maybe now you can ask what I was during before the event… I was a production assistant. Basically I helped the Boss Julio Obelleiro and the productors with the organization of some parts of the event, such as dealing with tasks involving Italian-speaking companies (such as security staff) and some bureaucracy documents needed for the event. I had a lot of fun during those days of hard work. Thanks Wildbytes for calling me! (and thanks Abel for being my partner in crime, as always!)
Adoro i The Jackal ed è per me un piacere poter utilizzare i loro video in classe nelle lezioni di italiano per stranieri.
Ho trovato il video “L’italia è fuori dal mondiale” perfetto per rompere il ghiaccio nel caso l’alunno che ci troviamo davanti sia un po’ arrugginito. Dura poco (solo 3” 20′), ma dà tantissimi spunti. È realizzato in collaborazione con il Giro d’Italia e promuove il tifo sano anche nei confronti degli sport minori
Purtroppo ci sono i sottotitoli, ma si possono coprire con un foglio per la prima visualizzazione.
Il video si sviluppa intorno alla delusione dei the Jackal per la non qualificazione dell’Italia ai mondiali di Russia 2018. Insieme, visto che non posso tifare l’Italia, cercano un nuovo sport da tifare, ma con scarsi risultati. A salvarli dallo sconforto arriva il giornalista Marino Bartoletti che consiglia loro di tifare il ciclismo, visto l’inizio imminente del Giro d’Italia. I ragazzi sono entusiasti e si calano perfettamente nel ruolo di tifosi del ciclismo.
Il video permette di lavorare su diversi aspetti culturali italiani. Di seguito scrivo alcune domande che si potrebbero fare agli alunni per la comprensione del video.
Che cosa scatena la delusione dei The Jackal?
Il calcio viene seguito così tanto anche nel tuo paese?
Quali sport vengono elencati?
Chi compare nel video e cosa consiglia loro?
Si possono anche ripassare le regole grammaticali dell’imperativo dei cori che vengono cantati, facendo notare che anche Ciro sbaglia ad accentare (illumínaci?)!
Usando il sito ufficiale del Giro d’Italia, inoltre, si può ripassare la geografia d’Italia.
Il Centro di ricerca della Commissione Europea, il Joint Research Centre, negli scorsi mesi ha sviluppato e aggiornato il Cultural and Creative Cities Monitor. Per confrontare le performance delle città sono stati elaborati dati di 168 città in 30 paesi dello spazio economico europeo, selezionate in base al loro impegno nella promozione della cultura e della creatività.
In questo video (realizzato dai Panebarcos!) si spiega in breve che cosa sia il Monitor.
Cosa rende culturale e creativa una città?
Sono stati presi in considerazione 29 indici di analisi statistica, raggruppati in tre gruppi principali per definire le città: la loro vitalità culturale, la presenza dell’economia creativa e quanto è stimolante l’ambiente circostante.
Ad esempio, per la vitalità culturale non si misura solo il numero di attrattori culturali, ma anche la partecipazione culturale agli eventi e la soddisfazione rispetto ai servizi culturali. Per quanto riguarda l’economia creativa, sono stati inclusi il numero dei lavori nella cultura, nella comunicazione e nell’intrattenimento oltre che al numero di brevetti presentati. Grande importanza viene data all’ambiente circostante con ben 12 indicatori. Vengono inclusi dati relativi al numero di laureati, ma anche alla presenza di stranieri, alla loro integrazione, al livello di tolleranza. Importanti anche i trasporti che vengono analizzati tramite il numero di passeggeri dei voli, di treni diretti per le città e l’accessibilità delle strade. Un indicatore viene anche dedicato alla percezione della qualità della governance della città.
La città culturale e creativa perfetta non esiste
L’analisi dei dati ha rivelato che una città ideale dal punto di vista culturale e creativo non esiste, ma è l’insieme di otto città di cui cinque con meno di 250.000 abitanti, altro dato che evidenzia come le capitali non siano il centro principale della cultura e della creatività, escludendo Parigi che emerge come una delle migliori città per la partecipazione agli eventi culturali e ai lavori nelle industrie culturali e creative. Le città più performanti, suddivise in base al numero di residenti, sono Parigi, Copenhagen, Edimburgo, Eindhoven e Galway.
Le 8 città che formano la città culturale e creativa perfetta
Come si posiziona l’Italia?
Il nostro paese è stato analizzato prendendo in considerazione otto città capitali della cultura e finaliste al titolo (Bologna, Firenze, Genova, Matera, Cagliari, Lecce, Perugia, Ravenna), tre città creative selezionate dall’UNESCO (Parma, Roma e Torino) e sei città che ospitano almeno due festival internazionali (Brescia, Milano, Napoli, Venezia, Trento e Trieste).
In generale l’Italia si posiziona nella prima metà della classifica delle città per il numero di attrattori culturali, ma crolla nelle performance relative all’ambiente che non favorisce l’economia creativa. L’Italia totalizza pochi punti nella proprietà intellettuale e nell’innovazione, oltre che nei lavori nelle imprese culturali e creative. A sorpresa, l’Italia totalizza molti punti nella percezione positiva rispetto alla governance.
Milano registra un punteggio più alto rispetto a Roma e una performance in generale molto buona nel gruppo di città con popolazione di più di un milione di persone. Firenze è al primo posto della vitalità culturale nel gruppo di città che hanno tra i 250.000 e i 500.000 abitanti grazie all’ottima performance nella partecipazione culturale e alla presenza di spazi dedicati alla cultura.
Purtroppo solo Napoli e Matera sono presenti come città del sud Italia, e nessuna delle due registra performance degne di nota.
Come testare le policy per la cultura e la creatività?
Molto interessante è il tool per testare le policy. Selezionando una città, è possibile modificare gli indicatori per vedere l’effetto che avrebbero sul punteggio generale come città creativa e culturale. Per fare un test abbiamo preso in considerazione Leeuwarden, capitale europea della cultura di quest’anno, e abbiamo ipotizzato un aumento del 20% delle presenze turistiche e delle 0,6% degli ingressi ai musei per il richiamo del titolo vinto. Con la modifica di questi due indicatori si è avuto un miglioramento dello 0,7% nella classifica generale delle città culturali e creative. Aumenta dell’1,2% se si inseriscono laureati stranieri in materie umanistiche, mentre migliora dell’1,6% se si aumenta il numero di posti di lavoro in imprese culturali e creative.
Il Cultural and Creative Cities monitor non è solo un modo per vedere la performance delle città analizzate, ma anche per riflettere sugli aspetti che meno si possono misurare della cultura e della creatività, e più in generale dell’economia della conoscenza utilizzando degli indicatori universali e con dati facilmente rintracciabili che permettono di delineare più pragmaticamente aspetti che uniscono l’economia e la cultura.
L’articolo cerca di rispondere a una domanda che è sorta spesso ultimamente: cosa succederà quando l’inglese non sarà più una delle lingue ufficiali dell’Unione Europea?
Qualche mese fa ho ricevuto una chiamata dal direttore dell’ARLeF, l’Agenzia Regionale per la Lingua Friulana: “Ti andrebbe di parlare delle politiche linguistiche e di alcuni casi di successo nell’insegnamento delle lingue minoritarie?”
Come potevo rifiutare? Sono partita verso Cividale del Friuli, stupenda cittadina del Friuli, e ho cercato di dare il mio punto di vista sulla questione delle lingue minoritarie in Europa.
Per il mio preparato una presentazione, che potete trovare qui o sul sito del progetto Rush.
Dall’11 al 13 febbraio si è tenuta l’edizione 2018 della Borsa Internazionale del Turismo di Milano e noi dello Studio Giaccardi & Associati siamo andati anche qui alla scoperta di nuovi mood e nuovi trend.
Lo stand della Sardegna alla BIT 2018
L’input dato dal MIBACT e dal Ministero delle politiche agricole di dichiarare il 2018 come anno del cibo italiano è stato accolto da tutte le regioni presenti che hanno portato i loro migliori chef ed esperienze per dare dimostrazione in diretta delle loro cucine e hanno organizzato stand e presentazioni per offrire a buyer, curiosi e appassionati un assaggio dei piatti tipici, come hanno fatto ad esempio tra gli altri Puglia e Sardegna.
Il turismo è proprio cambiato: il business non viene dal territorio, ma è il territorio stesso. Le destinazioni territoriali hanno accolto la suggestione del 2018 come anno del cibo italiano e lo fanno emergere declinando l’offerta caratteristica verso il turismo slow incentrato sul cibo.
Tra gli stand e l’area conferenze è proprio il turismo enogastronomico a emergere in maniera prepotente: il 93% dei turisti vuole esperienze enogastronomiche e il 30% dei viaggiatori si muove espressamente per cercare esperienze nuove nel cibo. Le destinazioni territoriali sono attente ai bisogni del turista enogastronomico, con un budget di spesa medio-alto e che non solo chiede i prodotti tipici ma è attento anche all’offerta culturale dei luoghi che visita per un’esperienza completa.
La tecnologia, ovviamente, è stata oggetto di molti incontri, dando spazio a start-up selezionate e presentando nuovi modelli di analisi dei dati da applicare al marketing. Ormai non si tratta solo di rendere facili le prenotazioni online –arrivate all’80%, di cui il 30% da mobile-, ma di avere sotto controllo la propria reputazione online per modulare e rafforzare strategie di branding e promo-commercializzazione. Ciò vale non solo per gli operatori turistici, ma anche per le destinazioni regionali che per migliorare e migliorarsi devono investire sempre di più nei nuovi canali digitali.
Con sempre maggior forza inoltre stanno via via emergendo innovazioni di offerta, come ad esempio quella legata al turismo LGBT e del wedding.
La sfida per l’offerta turistica Italia è quella di mettere in vetrina e di rendere facilmente accessibili online e offline le esperienze uniche dei territori in uno scenario della domanda che dall’Asia e al Mediterraneo sta di nuovo cambiando profondamente.